venerdì, 20 novembre 2009
Tra i miei piccoli vizi c'è sempre stato quello dell'aperitivo: se il tempo e gli impegni me lo consentono, amo soffermarmi, prima di ricasare la sera, in un bar conosciuto per sorbire pigramente un Margarita, un Manhattan o altro intruglio consimile, purché preparato con cognizione di causa e accompagnato da dovizia di stuzzicanti e appetitosi contorni.
Così è stato anche qualche sera fa: un bar a poche centinaia di metri da casa mia è specializzato in tale produzione; oltre ciò, con l'avidità tipica dei commercianti, si è ultimamente dedicato anche al gioco del lotto, alle scommesse ippiche, alla ricarica dei telefonini e via discorrendo.
Davanti al mio bicchiere di Negroni ho notato un insolito affollamento del locale e un'altrettanto insolita animazione: ho dapprima immaginato una qualche recente impresa del Milan o dell'Inter (nulla come il calcio vivacizza le chiacchiere da bar), ma ben presto l'occhio mi è caduto su un articolo a tutta pagina di un giornale locale appeso in bella vista davanti alla cassa: a farla breve, un paio di giorni prima una sconosciuta signora era entrata nel bar, aveva comprato un Gratta e vinci e l'aveva doverosamente strofinato con una moneta, scoprendo di aver vinto 500.000 euro (un miliardo di una volta, per intenderci).
Mi sono soffermato per qualche istante a guardare la foto dei sorridenti baristi che campeggiava al centro dell'articolo, poi mi è venuto da pensare che se un abituale avventore del locale avesse vinto, che so, il Premio Nobel, non avrebbe ricevuto tale dovizia di ammirati commenti.
E mi son venute in mente alcune notizie, che avevo confusamente in testa ma che ho voluto verificare con un rapido giro sulla mai troppo lodata barra di Google, del tipo:
l’Italia è tra i primi Paesi al mondo per volume di affari legato al gioco d’azzardo legale e per numero di giocatori;
l’industria del gioco è al terzo posto per fatturato (dopo ENI e FIAT): nel 2008 il giro di affari ha toccato i 50 miliardi di euro;
il fatturato dell’industria del gioco è aumentato nonostante la crisi economica: il 78% degli italiani ha giocato almeno una volta nel 2008;
in Italia sono più i luoghi dove è possibile giocare (più di 16.000) che gli uffici postali o le caserme dei carabinieri;
nel 1990 le occasioni di gioco settimanali erano 3: totocalcio, lotto e ippica. Oggi sono 10, a cui aggiungere lotterie istantanee, sale bingo, videopoker e gioco online.
(fonte EURISPES)
Ho finito in fretta il mio aperitivo e mi sono allontanato. Credo di essere stato l'unico, nel bar, a non unirmi agli eccitati commenti.

Un saluto dal vostro

Cosimo Piovasco di Rondò
postato da: Cosimopiovasco alle ore 21:24 | Permalink | commenti (5)
categoria:riflessioni
lunedì, 09 novembre 2009
La marinatura in aceto o succo di limone è, assieme alla salatura e all'essicazione, uno dei più antichi metodi per conservare a lungo le vivande, in particolar modo il pesce.
Le acciughe marinate sono gradevoli al palato, ma a taluni può non piacere il gusto decisamente aspro che assumono: eccovi quindi una ricetta rivisitata che ne attenua l'impatto; il sapore risultante è intermedio tra quello della marinatura classica e quello del pesce crudo, oggi di moda anche da noi per merito soprattutto dei ristoranti giapponesi coi loro sushi, sashimi & Co.

ACCIUGHE MARINATE

INGREDIENTI: acciughe fresche; olio, aceto, sale, aglio, alloro q.b.

PREPARAZIONE: pulire accuratamente le acciughe eliminando la testa, la lisca e le interiora; lavarle in acqua fredda, aprirle a libro e asciugarle con carta da cucina.
Disporre uno strato di acciughe sul fondo di una terrina o di un piatto da portata (l'importante è che abbia il fondo piatto e un bordo sufficientemente alto), avendo cura di non sovrapporle ma lasciando meno spazi vuoti possibile tra l'una e l'altra; cospargere di aglio tagliato a fettine sottili e di foglie di alloro spezzettate; salare; ricoprire di olio e versare una spruzzata di aceto.
Ripetere con un secondo strato di acciughe disposte trasversalmente rispetto al primo; proseguire fino all'esaurimento delle acciughe, avendo cura che ogni strato sia ricoperto d'olio e aceto.
Lasciar riposare per una notte in luogo fresco o in frigorifero; in questo caso estrarre il recipiente dal frigo almeno mezz'ora prima di servire.

NOTE: le proporzioni di olio e aceto nella miscela possono essere variate a seconda dei gusti individuali, così pure il tempo di marinatura: chi (come il sottoscritto) apprezzi il sapore del pesce crudo può gustarle già dopo poche ore (preparate il mattino per la cena).
La conservabilità di questa preparazione è ovviamente limitata rispetto alla marinatura classica: è consigliabile consumarla entro uno, nassimo due giorni dalla preparazione.

Buon appetito dal vostro
Cosimo Piovasco di Rondò
postato da: Cosimopiovasco alle ore 02:35 | Permalink | commenti (7)
categoria:cucina
mercoledì, 28 ottobre 2009
Come d'incanto lei s'alza di notte,
Cammina in silenzio con gli occhi ancor chiusi
Come seguisse un magico canto
E sull'altalena ritorna a sognare.

La lunga vestaglia, il volto di latte,
I raggi di luna sui folti capelli.
La statua di cera s'allunga tra i fiori
Folletti gelosi la stanno a spiare.

Dondola, dondola, il vento la spinge
Cattura le stelle per i suoi desideri.
Un'ombra furtiva si stacca dal muro:
Nel gioco di bimba si perde una donna.

Un grido al mattino in mezzo alla strada,
Un uomo di pezza invoca il suo sarto.
Con voce smarrita per sempre ripete
"Io non volevo svegliarla così,
io non volevo svegliarla così"

(Le Orme: Gioco di bimba, 1972)


Le Orme sono da molti considerate i fondatori del progressive rock italiano: all'esordio nel 1967, raggiunsero una certa popolarità col concept album Uomo di pezza, dal quale era tratto questo singolo, Gioco di bimba.
Mi è sempre piaciuto questo pezzo: per la delicatezza non banale con la quale tratta il tema della violenza sessuale sulle donne, per l'atmosfera fiabesca e incantata, per l'accuratezza dell'arrangiamento dal sapore classicheggiante.
Le solite curiosità:
sembra che il nome originale del complesso fosse Le ombre, in omaggio agli inglesi The Shadows, ma che i componenti (tutti veneziani) l'abbiano cambiato per evitare facili ironie: in veneto 'n'ombra significa infatti un bicchierino (di vino, ma anche di grappa);

nel 1969 il complesso incise un adattamento pop del Concerto Brandeburghese n° 3 di Johann Sebastian Bach, che però fu pubblicato solo nel 1973, in quanto all'epoca non ritenuto adatto al pubblico italiano;
sembra che la copertina del disco sia la prima, in Italia, per realizzare la quale venne ingaggiato appositamente un pittore, Walter Mac Mazzieri;
al tour teatrale del gruppo del 1972 partecipò come ospite fisso Peter Hammill, leader dei famosi Van der Graaf Generator.



Buon ascolto dal vostro
Cosimo Piovasco di Rondò

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categoria:musica
mercoledì, 21 ottobre 2009
Forse l'errore è stato chiamarla beat generation: ai tempi che Kerouac mise in moto tutta questa baracca era soprattutto una go generation. Dove andassero non lo sapevano di certo, quei dolci insopportabili patetici insolenti hipsters dal volto d'angelo che zigzagavano per gli Stati Uniti come noi più tardi le nostre varie piazze del Duomo, in cerca di altri amici con cui andare, dove, chi lo sa, ma andare.

(F. Pivano: da Beat Hippie Yippie, 1972)



Ricorre oggi il quarantesimo anniversario della morte di Jack Kerouac, il caposcuola e in un certo senso creatore di quella corrente letteraria detta beat generation.
Nato il 12 marzo 1922 a Lowell (Massachusetts), Kerouac ebbe un'infanzia e una giovinezza assolutamente normali, che culminarono nella frequentazione di un college universitario e nell'arruolamento nella marina militare statunitense; furono la conoscenza con Neal Cassady (il Dean Moriarty di Sulla strada) e la frequentazione del Greenwich Village di New York a risvegliare in lui quello spirito insofferente e vagabondo che lo portò, verso la fine degli anni '40, a intraprendere quelle peregrinazioni attraverso l'America che avrebbe successivamente immortalato nel suo più famoso romanzo.
Come noto fu Kerouac a coniare il termine beat generation in quello stesso periodo; sul significato di beat non è ancora stata detta la parola definitiva: la traduzione più ovvia è generazione battuta, sconfitta, ma altri hanno voluto trovarvi allusioni a beatitude, beatitudine, con ovvio richiamo allo spiritualismo Zen (ma anche alle droghe allucinogene e all'alcol), oppure al battito del ritmo della musica be bop di quegli anni.
Inizialmente il termine designava un gruppo ristretto di artisti: lo stesso Kerouac, Neal Cassady e Allen Ginsberg (ai quali si può aggiungere il più anziano William Burroughs); in seguito entrarono a far parte del gruppo Gary Snyder, Lawrence Ferlinghetti e Gregory Corso.
Ma fu il successo internazionale che, dopo un esordio stentato, arrise a Sulla strada, scritto nel 1951 ma pubblicato solo nel 1957, a diffondere e a rendere familiare ai giovani
di tutto il mondo il termine beat.
Molte sono le storie – o leggende
– che accompagnano questo testo, dalla curiosa stesura originale su un rotolo da telex di trentasei metri di lunghezza, alla mancanza totale di un a capo in tutto il testo, alla serie infinita di rifiuti scandalizzati di numerosi editori...
Riletto oggi, Sulla strada appare né più né meno di quello che in realtà è: la celebrazione del mito del viaggio per il viaggio che già gli antichi aveva soggiogato, e che gli appartenenti alla mia generazione hanno, chi più chi meno, tutti avvertito in gioventù. Lo scopo del viaggio non è la meta ma il viaggio si cominciò a dire secoli fa... e Kerouac lo ripete pari pari in un emblematico passo del romanzo:

– Dobbiamo andare e non fermarci finché non siamo arrivati.
– Dove andiamo?
– Non lo so, ma dobbiamo andare.


Jack Kerouac (
del quale vedete in alto una foto in compagnia del nostro Gian Pieretti, scattata durante il giro di conferenze che fece in Italia nel 1966) mori in Florida il 21 ottobre 1969, a quarantasette anni, di cirrosi epatica causatagli dall'abuso di alcol.
Vi lascio con una sua poesia:

34ESIMO REFRAIN

Non ho piani
Né appuntamenti
Né puntelli con qualcuno

Così esploro tranquillo
Cuori e Città

Geograficamente vengo
e risalgo a quel gruppo
chiamato Olandese della Pennsylvania

Ma in realtà sono un cittadino
del mondo
che odia il comunismo
e tollera la democrazia

che Platone chiamò 2000 anni
fa,
Il malgoverno migliore.

Non faccio che esplorare cuori e città
Dalla vedetta
Della mia torre d’avorio innalzata,
Innalzata con l’aiuto
dell’Oppio

Basta, non vi pare ?


Un saluto dal vostro


Cosimo Piovasco di Rondò
 

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categoria:ricorrenze
domenica, 11 ottobre 2009
Evidenti derivazioni magrebine in questo piatto aromatico e dal sapore intenso, rintracciato non so più su quale rivista e perfezionato nel corso degli anni. Andrebbe accompagnato dal cuscus, ma può andar bene (anzi personalmente lo preferisco) anche del semplice riso bollito, col quale si realizza un piatto unico particolarmente adatto alla stagione; per chi vuole azzardare, da provare l'accostamento con la nostrana polenta.
Abbinamenti: ottimo un rosso giovane di medio corpo, anche frizzante (Lambrusco di Sorbara secco o simili), ma anche un bianco intenso e aromatico (Malvasia dei colli piacentini, Müller Thurgau, Gewurztraminer) può andar bene; per chi prediliga la birra, una bionda pils tedesca; per chi vuole osare, Ouzo greco o Raki turco (liquori all'anice), diluiti in acqua naturale, possono rappresentare un'interessante esperienza.

POLLO IN COCOTTE AL LIMONE

INGREDIENTI (per quattro persone): un pollo intero tagliato a pezzi, oppure (meglio) due galletti di quelli detti "amburghesi", con i rispettivi ventrigli e fegatini; una cipolla non troppo grossa; un limone (non trattato); olive condite piccanti (verdi o nere a piacere); due spicchi d'aglio; peperoncino piccante, stimmi di zafferano (o zafferano in polvere), olio, sale, pepe, farina, zucchero q.b.

PREPARAZIONE: pelare il limone, evitando di intaccare la parte bianca, e tagliare la buccia a listarelle sottili; sbollentarle in acqua zuccherata; pulire, lavare e asciugare i pezzi di pollo.
In una cocotte (casseruola di terracotta) scaldare l'olio; rosolare i pezzi di pollo leggermente infarinati con i ventrigli tagliati a pezzettini; coprire d'acqua, aggiungere gli spicchi d'aglio schiacciati, la cipolla intera, lo zafferano e il peperoncino (la quantità delle spezie può essere dosata in funzione del gusto di ciascuno per sapori più o meno intensi), salare e pepare.
Portare a ebollizione rimescolando spesso per distribuire bene le spezie; cuocere a fuoco medio per circa mezz'ora a pentola coperta; aggiungere le olive e le bucce di limone sgocciolate e completare la cottura rimescolando spesso.
Tritare la cipolla e rimetterla in casseruola assieme ai fegatini di pollo crudi pure tritati; cuocere ancora per pochi minuti a fuoco vivo mescolando spesso per far ridurre il sugo; servire caldissimo.

Buon appetito dal vostro

Cosimo Piovasco di Rondò
postato da: Cosimopiovasco alle ore 03:21 | Permalink | commenti (16)
categoria:cucina
martedì, 29 settembre 2009
Però! Li porta bene i suoi quarantadue anni...



Buon ascolto e un saluto dal vostro

Cosimo Piovasco di Rondò
postato da: Cosimopiovasco alle ore 00:48 | Permalink | commenti (12)
categoria:musica
mercoledì, 23 settembre 2009
Sono affezionato a Splinder: è stato il mio primo contatto con la blogosfera e, con tutte le sue pecche (e sono tante!), non riesco a non riguardarlo ancora adesso con indulgente affetto, un po' come si fa con quei figlioli che combinano terribili marachelle a tutto spiano ma che non riusciamo ad impedirci di amare...
In questi giorni tiene banco il revamping della home page di Splinder: perché l'abbiano fatto è per me un mistero, vista (a quanto sono riuscito a capire) la sua totale e assoluta inutilità; ma l'ho accolto con un'alzata di spalle, come ormai mi capita sovente di fare di fronte alle tante assurdità che il nostro vivere quotidiano ci procura...
Non così altri utenti: dal suo blog Fiorenascosto, incavolatissima, lancia improperi di fuoco contro i gestori... su altri blog ho intravisto lamentele simili... e, alla pagina che detti gestori hanno voluto dedicare ai commenti degli utenti, si leggono esilaranti note... delle quali vi faccio qui sotto un breve sunto, sperando di destare qualche sorriso e di smorzare la (giustificata!) irritazione di qualcuno di voi:

Sintetico:
A prescindere dal coso nuovo, c'è possibilita' che i problemi di splinder vengano risolti?
Sintetico 2: siete un po' fessi, avete tolto l'unica figata di splinder I TAGS in primo piano. perchè?
Tecnico: Trovo che distrarre le (poche suppongo) risorse per rinnovi della grafica, quando le funzionalità di base siano sempre più spesso comatose (o non abbiamo mai funzionato, come per la ricerca) sia per lo meno deprecabile.
Se ho una macchina in cattivo stato controllo che freni e sterzo funzionino eccellentemente, non vado certo a comprare lo spoilerino per il portellone posteriore o dipingo di nerolucente i copertoni.
Mah.
Possibilista: ok, la nuova grafica è accattivante e probabilmente migliore sul piano dell'organizzazione delle informazioni e dell'ergonomia, ma non dimenticate che una piattaforma blog è soprattutto per i blog e quindi sono due le cose che contano davvero: le prestazioni (velocità nel caricare post e commenti, ecc...) e funzioni base (motore di ricerca dei post affidabile, trackback facili, ecc...)
Tutto il resto è un di più.
Lapidario: Preferivo la vecchia grafica...
Nostalgico: E' un peccato, cara la mia redazione.
Impiegare risorse lavorando a una nuova grafica e non sistemare i malfunzionamenti che rendono il sito pressochè inutilizzabile. E' un vero peccato.
Perchè splinder ha dei contenuti proprio belli. Ma sta andando in malora... Occuparsi della grafica sembra una presa in giro.
Ansioso: Mi spaventa! Mi ci devo abituare!
Saccente: Una volta tanto non lamentiamoci e basta: i cervelloni di splinder si meritano i complimenti per la nuova grafica. La trovo funzionale e intuitiva.
Faranno anche paura le novità, ma stimolano la mente a tenersi allenata. ;-)
Anglofilo: Can't believe...can't believe...can't believe...
PS. Gosh, the same damned Java Applet for the Chat client...damnit!
(trad: non ci posso credere... la stessa maledetta applicazione Java per la Chat... maledizione!)
Conciliante: Carina!!!!!!
Ma se funzionasse il resto sarebbe meglio.....ci serve poco il carino...
Drastico: ma dove cazzo ci avete nascosto i messaggi PVT?
FANCULO ALL'ESTETICA
Dietrologo: credo che la differenza sostanziale non sia nei colori o nella grafica, ma nella parolina scritta in fondo all'homepage. sull'attuale c'è ancora scritto ©Tipic Inc. 2001/2007 - sulla versione beta invece leggo © 2004-2009 Blogo.it. la differenza sta qui, accordi o clausole commerciali da rispettare penso...
saluti a tutti
Fanciullesco: Rivoglio la vecchia grafica e le lucine verdi!!!!!! : (
Lapidario 2: pessima.
Tecnico 2: 1) non si riesce più a distinguere gli utenti on line dagli altri, se non visitando il loro profilo
2) non si capisce più come prima, quali pvt sono stati letti e quali no... colori troppo simili fra di loro nelle linee di demarcazione dei messaggi
3) manca l'ultimo accesso online dell'utente...
Era molto più funzionale la versione originale... almeno, quando funzionava, era decisamente più chiara...
Minaccioso: RIMETTETE LA VECCHIA GRAFICA, ERA PIU' BELLA E PIU' PRATICA, QUESTA NON CI PIACE!!!
Poetico: La nuova veste è bellissima e delicata come una nuvoletta primaverile! Come faccio a prenderla definitivamente?
Drastico 2: Certo che in italia gli scienziati abbondano!!!!
E splinder, grazie a dio!!!!!
Siete retrocessi, me ne torno su blogspot, ha poche pretese ma è solido come una roccia!!!!!!
Drastico 3: Invece di fare grafiche nuove, fate funzionare la piattaforma!
Pignolo: L'orario che risulta dai post è un'ora avanti.
Offeso: mi piacerebbe sapere perché NESSUNO dei resposabili di splinder risponde..che maleducati!
Ingenuo: Qua tutti che si lamentano!
Evidentemente se la grafica è cambiata anche le funzionalità avranno qualcosa di diverso anche se noi non lo vediamo! Quando siti di questa portata operano un forte cambiamento non è facile far funzionare tutto e subito! Io direi di portare un po' di pazienza per chi sta lavorando per noi e inoltre ci fornisce gratis un buon servizio da anni!
A me la grafica attuale piace è lineare, pulita... magari alcune cose non me le ritrovo subito ma poi mi abituo!

E adesso dite la vostra, amici blogger! Che ne pensate della novità?

Un sorriso dal vostro

Cosimo Piovasco di Rondò
postato da: Cosimopiovasco alle ore 21:30 | Permalink | commenti (21)
categoria:riflessioni, sorrisi
venerdì, 18 settembre 2009
Il blues è facile da suonare,
ma non da
sentire

(Jimi Hendrix)

Scomparve il 18 settembre 1970
– esattamente trentanove anni fa all'età di 28 anni, quello che gran parte della critica musicale considera il più grande chitarrista pop di tutti i tempi.
Nato Johnny Allen Hendrix a Seattle da padre afroamericano e madre di origini cheyenne nel 1942, ribattezzato in seguito James Marshall dal padre
– da cui il diminutivo Jimi che lo accompagnerà nella storia –, cresciuto in maniera precaria, con un'infanzia e un'adolescenza segnate dal precoce divorzio dei genitori e dalla prematura scomparsa della madre, Jimi Hendrix si affaccia (e si afferma) nel panorama musicale degli anni '60 con una carriera tanto breve quanto intensa: il suo primo singolo di successo, Hey Joe, esce infatti nel dicembre 1966; in meno di quattro anni, Jimi Hendrix diventerà l'icona per eccellenza del bues rock.
Quanto e più della sua tecnica chitarristica hanno fatto storia i suoi modi rivoluzionari
– e per certi versi simbolici – di maneggiare la sua celebre Fender Stratocaster: dall'uso esasperato del distorsore, del feedback e del pedale wah-wah fino agli assoli eseguiti con la chitarra dietro la schiena oppure suonandola coi denti o contro l'asta del microfono.
Animale da palcoscenico per eccellenza, Hendrix è entrato nella leggenda anche e soprattutto per le sue partecipazioni ai grandi raduni musicali del periodo: se il Monterey Pop Festival del giugno 1967 fu il suo trampolino di lancio, la sua consacrazione definitiva avvenne due anni dopo a Woodstock, con la sua famosa esibizione finale all'alba davanti a un pubblico ormai in smobilitazione; così come il suo canto del cigno fu il Festival dell'isola di Whight di fine agosto '70: nemmeno venti giorni dopo, Hendrix fu trovato morto
in circostanze mai del tutto chiarite – nel suo appartamento londinese.
Nel video sottostante trovate la sua celebre esecuzione dell'inno nazionale americano al Festival di Woodstock del 1969.



Un saluto dal vostro

Cosimo Piovasco di Rondò
postato da: Cosimopiovasco alle ore 23:11 | Permalink | commenti (13)
categoria:musica, ricorrenze
venerdì, 11 settembre 2009
L'estate volge al termine: dopo un periodo (non so voi, io sì) dedicato quasi esclusivamente a piatti freddi, insalate di ogni tipo, o al massimo qualche barbecue all'aria aperta, torna la voglia di mettersi un po' ai fornelli...
La ricetta che vi presento oggi sa di autunno, di boschi umidi, di nebbia... una volta tanto, è dedicata ai carnivori...

PETTI DI POLLO ALLA BOSCAIOLA

INGREDIENTI (per quattro persone): un petto di pollo intero; 100 g di funghi secchi; una cipolla piccola; una confezione di panna da cucina; mezzo bicchiere di liquore secco (la ricetta originale prevede la grappa, ma si possono usare anche gin, brandy, vodka o rum bianco; personalmente prediligo l'aroma del gin); burro, sale, pepe, farina q.b.

PREPARAZIONE: fare ammollare i funghi secchi in acqua tiepida, strizzarli e titarli grossolanamente; ricavare dal petto di pollo quattro scaloppine non troppo sottili, salarle e peparle leggermente; tritare finemente la cipolla; far sciogliere il burro in una padella larga e rosolare brevemente i petti di pollo su ambo i lati; aggiungere la cipolla, alzare il fuoco, versare il liquore e fiammeggiare; spenta la fiamma abbassare il fuoco, aggiungere i
funghi con un po' della loro acqua e far cuocere a fuoco lento per una ventina di minuti, rigirando le fettine di tanto in tanto e aggiungendo altra acqua se necessario; a fine cottura togliere i petti di pollo, sgocciolarli, disporli su un piatto di portata e tenere in caldo; far ridurre l'eventuale liquido in eccesso a fuoco vivo, aggiungere la panna da cucina, mescolare brevemente (se la crema rimane troppo liquida si può aggiungere un cucchiaino di farina) e versare la crema ai funghi sui petti di pollo; servire caldissimo.

Buon appetito dal vostro

Cosimo Piovasco di Rondò
postato da: Cosimopiovasco alle ore 22:27 | Permalink | commenti (14)
categoria:cucina
sabato, 05 settembre 2009
Dalla pubblicità siamo bersagliati, si può dire, fin dalla nascita: ci accoglie per radio al mattino, ci accompagna al lavoro in metropolitana, in autobus o sui cartelloni stradali, ci assale al cinema in attesa dello spettacolo... per non parlare della televisione...
Eppure – confessiamolo – ad alcuni spot pubblicitari siamo particolarmente affezionati, tanto da adottarli come veri e propri modi di dire nella vita di tutti i giorni. I più famosi, e longevi, risalgono al mitico Carosello, andato in onda per vent'anni, dal 1957 al 1977, sulle reti RAI, e ucciso dalla dilagante moda degli spot delle neonate TV commerciali, ma anche alcuni più recenti hanno fatto storia. Di seguito vi presento, un po' a ruota libera, quelli che mi sono rimasti particolarmente impressi nel corso degli anni. Se vi sembra che ne abbia dimenticato qualcuno... sotto coi commenti!

Come mai non siamo in otto?
– Perché manca Lancillotto! (Re Artù e i cavalieri della tavola rotonda/cartone animato per Crackers Doria)
Anch'io ho commesso un errore! (Cesare Polacco/Ispettore Rock per Brillantina Linetti)
Ehi, gringo! la machina... vavavuma! (spot Citroen Visa)
Carmencita, sei già mia! Chiudi il gas e vieni via! (il caballero misterioso/cartone animato per Caffè Paulista)
Sembra facile... (l'omino coi baffi – cartone animato per Moka Express Bialetti)
Già fatto?! (spot Pic Indolor Artsana)
Per l'uomo che non deve chiedere... mai! (spot Denim After shave)
Mi ami? ma quanto mi ami? (spot Telecom)
Basta la parola! (Tino Scotti per Confetto Falqui)
Con quella bocca può dire ciò che vuole (Virna Lisi per Dentrificio Chlorodont)
Che, ci ho scritto Jo Condor? (cartone animato per Merendine Ferrero)
Düra minga! (Franco Volpi per China Martini)
Ullallà, è una cuccagna! (Enrico Viarisio per Panettone e Gelati Alemagna)
Cala, Trinchetto! (Capitan Trinchetto/cartone animato per Acqua Brillante Recoaro)
Ci ho du' metri de torace! (Caio Gregorio er guardiano der pretorio/cartone animato per Chatillon)
La pancia non c'è più! (Mimmo Craig per Olio Sasso)

Un saluto dal vostro

Cosimo Piovasco di Rondò
postato da: Cosimopiovasco alle ore 23:40 | Permalink | commenti (24)
categoria:riflessioni, sorrisi