Si diffondono a macchia d'olio nella blogosfera i giochi a catena... nascono e muoiono senza che nessuno ne possa veder l'origine né il termine, poiché a nessuno basterebbero il tempo e l'energia di risalire o discendere in tutti i suoi rivoli una di queste catene: basti notare che, se nessuno rifiutasse l'invito e si potessero evitare le ripetizioni, sarebbero sufficienti otto passaggi per coinvolgere tutti i 245.000 blog esistenti su Splinder...
Mi giunge da Amicia questo nuovo, affascinante gioco: estrapolare tre righe dalla pag. 123 del primo libro che si ha sottomano e commentarle. Gioco che richiede una buona dose di onestà intellettuale per non cedere alla tentazione di sfogliare più libri per trovare il più interessante a pag. 123; quello che ho scelto (senza barare) è Malombra di Antonio Fogazzaro, undecima edizione, Casa Editrice Galli, Milano, 1896.
A pag. 123 leggo:
Intanto il pedone della Regina bianca e il pedone del Re nero, stretti a corpo a corpo per obliquo e immobili, si domandavano se vi fosse pace o armistizio o consiglio di guerra. Ma né loro né altri in tutto il campo ne sapeva nulla.
Due persone hanno iniziato un'oziosa partita a scacchi; distratti da altri pensieri la interrompono: i pezzi sulla scacchiera ristanno come in perplessità.
Bella metafora! Nel dubbio dei due pedoni, il bianco e il nero, faccia a faccia in atto di sfida, pronti a combattersi e offendersi e financo a uccidersi e morire all'ordine dei loro comandanti e padroni, par di leggere il destino di chi ogni giorno e in ogni campo combatta guerre senza scopo, consapevolmente o no costretto da oscure ed estranee decisioni prese da altri a sopraffare e offendere suoi simili che non conosce e che nulla gli hanno fatto; di chi, dopo aver obbedito agli ordini impegnandosi in battaglia, si trovi faccia a faccia col nemico senza più alcun ordine al quale obbedire, e si chieda - inutilmente - in quel momento sospeso quale scopo abbia avuto la precedente tenzone, quale scopo abbia ora l'imposta tregua.
Che il terreno di scontro si chiami campo di battaglia, azienda, scuola, mercato, poco cambia; poco cambia che a darci ordini siano generali o direttori o capi: ciascuno di noi è destinato ad avvertire, almeno una volta nella vita, l'amaro sapore del sentirsi un pedone abbandonato sulla scacchiera. E a chiedersi se sia accettabile che ad un essere umano sia imposta una tale senzazione.
Scusandomi per essermi un poco lasciato contagiare dallo stile un po' arcaico ma splendidamente manzoniano del Fogazzaro (uno dei grandi dimenticati della letteratura italiana), affido il prosieguo del gioco ad Ariadipoesia, Caroziggy, Commediorafo, Mada1967 e SempreGio.
Un saluto dal vostro
Cosimo Piovasco di Rondò