Di cinquine di ogni tipo è pieno il web... non solo – come in questo caso – di libri e film, ma di attori, cantanti, calciatori, e chi più ne ha più ne metta...
E tuttavia, cortesemente invitato da Leggerevolare all'ennesima catena, non mi sottraggo...
Si tratta di citare cinque libri e cinque film che ci abbiano particolarmente colpito, invitando altri amici a proseguire il gioco... cosa che farò senza nominare nessuno, ma lasciando totale libertà a chiunque passi di qui e ne abbia voglia...
S'intende che per evadere dalla banalità dei soliti preferiti è giocoforza provarsi a trovare qualcosa un filo al di fuori dell'ordinario... e dunque dedicherò questi elenchi:
1) a testi che non si trovano normalmente sugli scaffali delle librerie; prodotti della cosiddetta editoria alternativa, libri di autori che (purtroppo) pochi conoscono, ma che ho avuto modo di incontrare nella mia ormai lunga attività letteraria e che mi hanno riservato piacevoli sorprese, e che quindi meriterebbero, a mio giudizio, una maggior fortuna commerciale di quella che hanno ricevuto;
2) a film particolari, per temi o stile, anch'essi meritevoli di attenzione da parte di un pubblico più vasto.
5 libri
Luciano Rossi, La sindrome di Rostand (racconti), Albalibri editore, 2007
Ingegnere/scrittore con un passato di manager e consulente aziendale, Luciano Rossi è attivo da anni in letteratura sia come autore di narrativa e di poesia, che come interprete teatrale dei suoi – o altrui – lavori (chi scrive ha avuto il piacere e l'onore di affiancarlo in più occasioni in pubbliche letture).
Predilige la misura del racconto lungo; i suoi racconti spaziano dalla memoria all'operetta morale al pastiche letterario, dove non di rado si fondono con spezzoni poetici o si inglobano uno nell'altro in un curioso gioco a incastro.
Dotato di un fine umorismo e di uno stile letterario piano e accurato, è un autore che mi sento di raccomandare ad ogni lettore sensibile al puro fascino della lettura.
Mariano Bargellini, Mus utopicus e altri racconti di animali prodigiosi (racconti), Ignazio Maria Gallino Editore, 1999
Dopo essermi casualmente imbattuto, qualche anno fa, in questo autore, fresco vincitore del Premio Bagutta opera prima, mi aspettai di vederlo successivamente balzare alla ribalta della letteratura italiana come uno dei nuovi autori più interessanti del nostro paese. Ciò non mi sembra sia accaduto, a riprova della miopia letteraria di lettori ed editori.
Bargellini è un acrobata della parola, non nasconde – né potrebbe – le sue ascendenze letterarie, da Gadda a Landolfi, da Palazzeschi a Manganelli; i suoi racconti sono vertigini narrative, dove l'uso – spinto spesso all'estremo – della lingua non è tuttavia fine a se stesso, ma nasconde in ogni caso significati forti e riconoscibili.
(nel link un'intervista all'autore)
Nunzio Fiore, Il figlio di Arianna (romanzo), Montedit, 2003
Anche questa è un'opera prima, e per di più di un autore giovanissimo (aveva ventisei anni quando uscì questo volume); come tale non può certo essere esente da qualche difetto. Ma è raro trovare in un esordiente una tale complessità strutturale, una creazione di atmosfere così magica e accurata, uno stile letterario dove la fantasia assoluta la fa da padrona e si trasforma in narrazione, nell'intento dichiarato di incantarci e di stupirci, a ricordare che lo stupore non deve essere prerogativa dei bambini.
Tiziana Soressi, La lunga vita (racconti), Prospettiva Editrice, 2003
Una prosa liquida e scorrevole che a tratti si disgrega fino a farsi poesia allo stato puro è la prima e più visibile caratteristica di questa finissima e sensibile scrittrice che sarebbe riduttivo definire minimalista o intimista solo perché i suoi racconti sono sempre rivolti affettuosamente al mondo di tutti i giorni, agli affetti, alla natura, ai piccoli e grandi sentimenti che si agitano nell'animo di tutti noi.
E tuttavia è proprio dalle piccole cose che l'autrice parte per lasciarci riflessioni profonde che attingono direttamente agli universali significati dell'esistenza.
Tiziana Soressi, I bambini stanno bene (poesie), Edizioni Progetto Cultura 2003, 2005
Non poteva mancare, in questo elenco, un libro di poesia, genere negletto da pubblico ed editoria quant'altri mai. E non a caso è ancora Tiziana Soressi l'autrice scelta per questa escursione dalla narrativa: una scrittrice ugualmente a suo agio con la prosa come con la poesia: una poesia immediata ed essenziale, (apparententemente) poco elaborata ma in realtà attentamente rifinita anche sul piano stilistico.
5 film
Koyaanisqatsi (Usa, 1983, col, 87') R: Godfrey Reggio
L'uso della macchina da presa come delirio e poesia, e insieme una metafora della vita d'oggi e dello scempio umano del mondo in cui viviamo. Una sorta di documentario che trae stupefacenti effetti visivi dall'uso di immagini innaturalmente rallentate o accelerate, accompagnate dall'efficace colonna sonora di Philip Glass o, a tratti, da un ancor più efficace e assoluto silenzio.
Il trionfo dell'immagine sulla parola e sulla narrazione: impossibile da raccontare, indimenticabile alla visione.
Lo strano titolo è tratto da un canto della tribù indiana Hopi.
Il pianeta azzurro (Italia, 1982, col, 90') R: Franco Piavoli
Se Reggio maneggia il tempo per creare suggestione ed effetto dal paesaggio, Piavoli opera un'analoga operazione sullo spazio: lunghissime sequenze a macchina fissa, inquadrature ripetute che partono dal campo lungo per arrivare alla macrofotografia su una singola goccia d'acqua o uno stelo d'erba.
Il paesaggio (alberi, fiori e presenze umane) è quello della Val Bruna, tra Brescia e Mantova: ogni inquadratura un quadro d'autore, ogni sequenza la poesia della natura che si fa strada. Un film assolutamente magico.
Maria Zef (Italia, 1981, col, 120') R: Vittorio Cottafavi. I: Renata Chiappino, Siro Angeli, Anna Bellina, Neda Meneghesso.
Come il quasi contemporaneo (e più fortunato dal punto di vista commerciale) L'albero degli zoccoli di Ermanno Olmi, una storia di povera gente nella campagna italiana d'inizio novecento, recitato in dialetto (in questo caso friulano) da attori non famosi, e sottotitolato.
Un film rigoroso e singolarmente efficace nel contrasto tra la suggestione del paesaggio e la misera vita dei protagonisti, descritta senza alcun cenno di retorica e con una recitazione scarna ed essenziale.
Ballando ballando (Le Bal, Francia/Italia/Algeria, 1983, col, 100') R: Ettore Scola. I: Aziz Arbia, Marc Berman, Chantal Capron, Francesco De Rosa, Jean-Claude Pechenat, Anita Picchiarini, Monica Scattini.
Un film senza parole ma non muto, anzi con una ricchissima colonna sonora. Scola tenta un'ambiziosa (e quasi del tutto riuscita) sperimentazione cinematografica raccontando cinquant'anni di storia francese (in pratica dal primo dopoguerra al sessantotto) unicamente attraverso le immagini di una sala da ballo e dei suoi frequentatori: passano le stagioni, si alternano glorie e miserie, mutano le musiche e gli abiti dei ballerini, mentre la macchina da presa continua implacabilmente ad inqudrarne movenze e atteggiamenti (e senza mai l'ombra di un dialogo) sulla pista da ballo.
Un film insolito ma dotato di una suggestione profonda.
The Rocky Horror Picture Show (Gb, 1975, col, 100') R: Jim Sharman. I: Tim Curry, Susan Sarandon, Barry Bostwick, Richard O' Brien, Jonathan Adams, Meat Loaf, Patricia Quinn, Nell Campbell, Charles Gray.
Beh, ci voleva un film famoso per concludere...
Due fidanzatini imbranati trovano ospitalità, durante un temporale, in un tenebroso castello, che si rivela in realtà l'astronave di un gruppo di alieni provenienti dal pianeta Transesso della galassia Transylvania, capitanati dall'ambiguo Frank'n'furter con la collaborazione del maggiordomo gobbo Riff Raff e delle cameriere Magenta e Columbia (in cuffietta e crinolina)... detto tutto!
Irriverente e scollacciato, con numeri musicali d'altissima scuola diventati celeberrimi e pochissima recitazione, stentò ad affermarsi alla sua uscita per poi diventare un cult, con tanto di club di fan sparsi per ogni dove (un cinema di Milano lo ha programmato ininterrottamente per non ricordo quanti anni). Alcuni numeri sono diventati proverbiali e ripresi in altri film o in spot pubblicitari: indimenticabile la giovanissima Susan Sarandon in biancheria intima che canta Tocca tocca tocca toccami / voglio essere porca... e il serio narratore Charles Gray che, in piedi sul tavolo, si scatena a mimare e illustrare i passi di Time Warp è uno sballo...
Paolo Mereghetti lo definisce il più bel musical rock della storia del cinema... Sottoscrivo!
Un saluto dal vostro
E tuttavia, cortesemente invitato da Leggerevolare all'ennesima catena, non mi sottraggo...
Si tratta di citare cinque libri e cinque film che ci abbiano particolarmente colpito, invitando altri amici a proseguire il gioco... cosa che farò senza nominare nessuno, ma lasciando totale libertà a chiunque passi di qui e ne abbia voglia...
S'intende che per evadere dalla banalità dei soliti preferiti è giocoforza provarsi a trovare qualcosa un filo al di fuori dell'ordinario... e dunque dedicherò questi elenchi:
1) a testi che non si trovano normalmente sugli scaffali delle librerie; prodotti della cosiddetta editoria alternativa, libri di autori che (purtroppo) pochi conoscono, ma che ho avuto modo di incontrare nella mia ormai lunga attività letteraria e che mi hanno riservato piacevoli sorprese, e che quindi meriterebbero, a mio giudizio, una maggior fortuna commerciale di quella che hanno ricevuto;
2) a film particolari, per temi o stile, anch'essi meritevoli di attenzione da parte di un pubblico più vasto.
5 libri
Luciano Rossi, La sindrome di Rostand (racconti), Albalibri editore, 2007
Ingegnere/scrittore con un passato di manager e consulente aziendale, Luciano Rossi è attivo da anni in letteratura sia come autore di narrativa e di poesia, che come interprete teatrale dei suoi – o altrui – lavori (chi scrive ha avuto il piacere e l'onore di affiancarlo in più occasioni in pubbliche letture).Predilige la misura del racconto lungo; i suoi racconti spaziano dalla memoria all'operetta morale al pastiche letterario, dove non di rado si fondono con spezzoni poetici o si inglobano uno nell'altro in un curioso gioco a incastro.
Dotato di un fine umorismo e di uno stile letterario piano e accurato, è un autore che mi sento di raccomandare ad ogni lettore sensibile al puro fascino della lettura.
Mariano Bargellini, Mus utopicus e altri racconti di animali prodigiosi (racconti), Ignazio Maria Gallino Editore, 1999
Dopo essermi casualmente imbattuto, qualche anno fa, in questo autore, fresco vincitore del Premio Bagutta opera prima, mi aspettai di vederlo successivamente balzare alla ribalta della letteratura italiana come uno dei nuovi autori più interessanti del nostro paese. Ciò non mi sembra sia accaduto, a riprova della miopia letteraria di lettori ed editori.
Bargellini è un acrobata della parola, non nasconde – né potrebbe – le sue ascendenze letterarie, da Gadda a Landolfi, da Palazzeschi a Manganelli; i suoi racconti sono vertigini narrative, dove l'uso – spinto spesso all'estremo – della lingua non è tuttavia fine a se stesso, ma nasconde in ogni caso significati forti e riconoscibili.
(nel link un'intervista all'autore)
Nunzio Fiore, Il figlio di Arianna (romanzo), Montedit, 2003
Anche questa è un'opera prima, e per di più di un autore giovanissimo (aveva ventisei anni quando uscì questo volume); come tale non può certo essere esente da qualche difetto. Ma è raro trovare in un esordiente una tale complessità strutturale, una creazione di atmosfere così magica e accurata, uno stile letterario dove la fantasia assoluta la fa da padrona e si trasforma in narrazione, nell'intento dichiarato di incantarci e di stupirci, a ricordare che lo stupore non deve essere prerogativa dei bambini.Tiziana Soressi, La lunga vita (racconti), Prospettiva Editrice, 2003
Una prosa liquida e scorrevole che a tratti si disgrega fino a farsi poesia allo stato puro è la prima e più visibile caratteristica di questa finissima e sensibile scrittrice che sarebbe riduttivo definire minimalista o intimista solo perché i suoi racconti sono sempre rivolti affettuosamente al mondo di tutti i giorni, agli affetti, alla natura, ai piccoli e grandi sentimenti che si agitano nell'animo di tutti noi.
E tuttavia è proprio dalle piccole cose che l'autrice parte per lasciarci riflessioni profonde che attingono direttamente agli universali significati dell'esistenza.
Tiziana Soressi, I bambini stanno bene (poesie), Edizioni Progetto Cultura 2003, 2005
Non poteva mancare, in questo elenco, un libro di poesia, genere negletto da pubblico ed editoria quant'altri mai. E non a caso è ancora Tiziana Soressi l'autrice scelta per questa escursione dalla narrativa: una scrittrice ugualmente a suo agio con la prosa come con la poesia: una poesia immediata ed essenziale, (apparententemente) poco elaborata ma in realtà attentamente rifinita anche sul piano stilistico.
5 film
Koyaanisqatsi (Usa, 1983, col, 87') R: Godfrey Reggio
L'uso della macchina da presa come delirio e poesia, e insieme una metafora della vita d'oggi e dello scempio umano del mondo in cui viviamo. Una sorta di documentario che trae stupefacenti effetti visivi dall'uso di immagini innaturalmente rallentate o accelerate, accompagnate dall'efficace colonna sonora di Philip Glass o, a tratti, da un ancor più efficace e assoluto silenzio.Il trionfo dell'immagine sulla parola e sulla narrazione: impossibile da raccontare, indimenticabile alla visione.
Lo strano titolo è tratto da un canto della tribù indiana Hopi.
Il pianeta azzurro (Italia, 1982, col, 90') R: Franco Piavoli
Se Reggio maneggia il tempo per creare suggestione ed effetto dal paesaggio, Piavoli opera un'analoga operazione sullo spazio: lunghissime sequenze a macchina fissa, inquadrature ripetute che partono dal campo lungo per arrivare alla macrofotografia su una singola goccia d'acqua o uno stelo d'erba.
Il paesaggio (alberi, fiori e presenze umane) è quello della Val Bruna, tra Brescia e Mantova: ogni inquadratura un quadro d'autore, ogni sequenza la poesia della natura che si fa strada. Un film assolutamente magico.
Maria Zef (Italia, 1981, col, 120') R: Vittorio Cottafavi. I: Renata Chiappino, Siro Angeli, Anna Bellina, Neda Meneghesso.
Come il quasi contemporaneo (e più fortunato dal punto di vista commerciale) L'albero degli zoccoli di Ermanno Olmi, una storia di povera gente nella campagna italiana d'inizio novecento, recitato in dialetto (in questo caso friulano) da attori non famosi, e sottotitolato.
Un film rigoroso e singolarmente efficace nel contrasto tra la suggestione del paesaggio e la misera vita dei protagonisti, descritta senza alcun cenno di retorica e con una recitazione scarna ed essenziale.
Ballando ballando (Le Bal, Francia/Italia/Algeria, 1983, col, 100') R: Ettore Scola. I: Aziz Arbia, Marc Berman, Chantal Capron, Francesco De Rosa, Jean-Claude Pechenat, Anita Picchiarini, Monica Scattini.
Un film senza parole ma non muto, anzi con una ricchissima colonna sonora. Scola tenta un'ambiziosa (e quasi del tutto riuscita) sperimentazione cinematografica raccontando cinquant'anni di storia francese (in pratica dal primo dopoguerra al sessantotto) unicamente attraverso le immagini di una sala da ballo e dei suoi frequentatori: passano le stagioni, si alternano glorie e miserie, mutano le musiche e gli abiti dei ballerini, mentre la macchina da presa continua implacabilmente ad inqudrarne movenze e atteggiamenti (e senza mai l'ombra di un dialogo) sulla pista da ballo.
Un film insolito ma dotato di una suggestione profonda.
The Rocky Horror Picture Show (Gb, 1975, col, 100') R: Jim Sharman. I: Tim Curry, Susan Sarandon, Barry Bostwick, Richard O' Brien, Jonathan Adams, Meat Loaf, Patricia Quinn, Nell Campbell, Charles Gray.
Beh, ci voleva un film famoso per concludere...Due fidanzatini imbranati trovano ospitalità, durante un temporale, in un tenebroso castello, che si rivela in realtà l'astronave di un gruppo di alieni provenienti dal pianeta Transesso della galassia Transylvania, capitanati dall'ambiguo Frank'n'furter con la collaborazione del maggiordomo gobbo Riff Raff e delle cameriere Magenta e Columbia (in cuffietta e crinolina)... detto tutto!
Irriverente e scollacciato, con numeri musicali d'altissima scuola diventati celeberrimi e pochissima recitazione, stentò ad affermarsi alla sua uscita per poi diventare un cult, con tanto di club di fan sparsi per ogni dove (un cinema di Milano lo ha programmato ininterrottamente per non ricordo quanti anni). Alcuni numeri sono diventati proverbiali e ripresi in altri film o in spot pubblicitari: indimenticabile la giovanissima Susan Sarandon in biancheria intima che canta Tocca tocca tocca toccami / voglio essere porca... e il serio narratore Charles Gray che, in piedi sul tavolo, si scatena a mimare e illustrare i passi di Time Warp è uno sballo...
Paolo Mereghetti lo definisce il più bel musical rock della storia del cinema... Sottoscrivo!
Un saluto dal vostro
Cosimo Piovasco di Rondò
postato da: Cosimopiovasco alle ore 03:45 | Permalink | commenti (38)
categoria:cinema, letteratura
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